L’Acr, un’esperienza di fede incarnata – diocesi di Cremona

I miei genitori non venivano direttamente da un’esperienza di Ac, ma nella nostra parrocchia l’approdo all’Acr con l’inizio delle elementari era un passaggio quasi naturale e così hanno voluto che anch’io ne facessi parte. Mi ricordo che ero talmente desiderosa di andare agli incontri, vedendo mia sorella maggiore, che sono riuscita ad ottenere di frequentarla con un anno di anticipo rispetto al consueto!
L’Acr è stata per me la prima porta di accesso all’Associazione, il primo incontro con essa, l’inizio di una conoscenza e di una appartenenza che continuano ancora oggi. È stata il primo modo di fare esperienza concreta della fede, di incarnarla nella vita, di declinarla nei gesti di ogni giorno grazie al gioco, ad occasioni di confronto, condivisione e di servizio, a riflessioni sulla Parola, ritiri spirituali e momenti di preghiera. Mi ha fatto capire che, nonostante la mia giovane età, anch’io potevo vivere la fede in modo profondo e responsabile e che dovevo comunicarla là dove ero chiamata a vivere. Con l’Acr ho fatto fin da subito esperienza di Chiesa, in modo speciale attraverso gli appuntamenti zonali, diocesani e nazionali (la mia prima festa è stata a Roma nel settembre del 1991). Ho un ricordo meraviglioso e gioioso, di calore e divertimento, di amicizia e di preghiera. Crescendo sono stata felice di diventare a mia volta educatrice Acr. Questo servizio mi ha permesso di restituire ad altri bambini e ragazzi il dono che io stessa avevo ricevuto e al contempo di impegnarmi a maturare le mie scelte di fede, a capire sempre meglio che cos’è l’Ac ed il suo valore.
Ho compreso poi l’importanza e la forza del laicato, anche grazie alla guida illuminata di sacerdoti e suore che ci hanno accompagnato, cogliendo pienamente lo spirito dell’Ac che chiama i laici ad essere protagonisti e corresponsabili all’interno della Chiesa.
Ancora oggi incontro molti acierrini che ho affiancato e con loro ho un bellissimo rapporto. Una delle gioie più belle è stato vederli crescere ed impegnarsi in ambiti diversi mentre alcuni sono diventati a loro volta educatori Acr.
L’Acr ha fatto bene alla mia vita anche perché l’educatore a cui sono stata affiancata per alcuni anni è diventato il mio fidanzato e poi mio marito. Grazie a lui sono entrata ancor più nel cuore dell’associazione, che tutt’ora è un riferimento importante per la nostra vita personale e di coppia. Oggi siamo felici che le nostre tre figlie - Rut, Elena, Benedetta - vivano l’esperienza dell’Acr, che le sta aiutando più che mai a crescere umanamente e nella fede.
L’Acr non ha arricchito solo la mia vita, diventandone una parte fondamentale, ma se mi guardo intorno constato che ha inciso profondamente nella storia di tante persone che da acierrini sono divenuti adulti responsabili ed impegnati, testimoni di fede nel quotidiano.
Sono convinta che ancora oggi l’ACR abbia molto da dire alle nuove generazioni, specialmente in questo tempo così ricco di sfide.

Maria Chiara

Maria Chiara
Maria Chiara
Maria Chiara